Zot!

Grande è la confusione sopra e sotto il cielo!

31 agosto 2009

Abbonamenti

Stamattina prima di uscire di casa ho controllato il traffico su Octotelematics. Ne risultava che la porzione di Grande Parcheggio Anulare che avrei dovuto percorrere per raggiungere l'ufficio era completamente intasata.
Sono sceso dal tabaccaio e ho comprato l'abbonamento della metropolitana per il mese di settembre.

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11 gennaio 2007

Eroi dei nostri giorni

Stamattina al giornale radio hanno passato un'intervista all'intramontabile Sylvester Stallone.
Dice che non esistono più gli eroi di una volta, che non ci sono più grandi personaggi che si possono annoverare come tali e che secondo lui, al giorno d'oggi, gli unici eroi sono le persone comuni.
Un esempio per tutti: i militari statunitensi che combattono tutti i giorni in Iraq.

Premio di consolazione: fortunatamente fa ancora l'attore e non si è messo in politica come il suo ex-collega Schwarzenegger. Non credo che ce ne sia bisogno, ma se in futuro dovesse servire, sono disposto ad immolarmi ed andare a vedere un suo film per evitare che, depresso dal calo degli incassi, segua anche lui le orme di Terminator.

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08 gennaio 2007

Paradosso democratico

Alcuni giorni fa, a pranzo, si stava discorrendo con alcuni colleghi sul ruolo degli Stati Uniti nello scacchiere internazionale, sulla questione 11 settembre e tutto ciò che ne è conseguito. Uno dei commensali sosteneva che ormai è sufficiente che un paese sia democratico e militarmente potente, perchè sia giustificato a commettere qualsiasi atrocità rispetto ad un paese che non lo è, potendo così accampare la scusa dell'esportazione della democrazia per sfruttarne le risorse e instaurare nuovi equilibri economici più favorevoli.
Ma i fatti dimostrano che non è affatto vero che per scatenare le ire di un paese "democratico" uno stato debba avere un regime dittatoriale. E' sufficiente che la sua democrazia non vada bene al potenziale aggressore e che i propri elettori abbiano eletto dei rappresentanti che non piacciano al potente di turno. Due esempi per tutti sono quelli dell'Iran e della Palestina dopo le ultime elezioni.
Se poi aggiungiamo anche il fatto che i risultati elettorali in questione siano stati in buona parte provocati dal clima instauratosi nella regione dopo i fantastici interventi degli esportatori di democrazia, la frittata fatta.

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27 dicembre 2006

Frullato di giornali(smi)

Una persona che conosco, per far fronte alle spese, consegna giornali alle edicole. Lavora dalle 2 e mezza di notte alle 7 circa di mattina. Lo pagano a cottimo, al nero naturalmente.
La settimana scorsa c'è stato lo sciopero dei giornalisti. Su di esso circolano opinioni contrastanti, ma una delle cose che sembra inconfutabile è che oramai anche le redazioni sono piene di lavoratori precari, o come si dice in giro, di "giornalisti freelance". Di fatto anche loro vengono pagati a cottimo e sono spesso e volentieri sfruttati e soprattutto ricattabili.
Fatto sta che il mio conoscente durante lo sciopero non ha lavorato e di conseguenza non ha guadagnato nulla.
Un altra persona che conosco, due giorni fa, assertiva che i giornalisti sono tutti servi e che loro ed i giornali su cui scrivono non hanno motivo di esistere. Che io sappia non ne legge.

Un po' di cose da leggere:
City of God
Grandi firme (Confusioni quotidiane)
Comunicato della FNSI sullo sciopero

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16 giugno 2006

Iraq - Italia

Gilardino, giocatore della nazionale italiana di calcio, relativamente alla partita di domani contro gli Stati Uniti, ieri ha dichiarato:
"Sappiamo che i nostri soldati a Nassiriya ci vedranno, vogliamo fare bella figura anche per loro. Combattono ogni giorno per l'Italia".

Fossi in lui mi limiterei a giocare a pallone.

Ogni altro commento è superfluo.


Fonte immagine Vacas Flacas

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01 giugno 2006

Brevetti software in Europa

Alcuni giorni fa Punto Informatico ha pubblicato una notizia riguardante la questione della normativa sulla brevettabilità del software nell'Unione Europea.

La notizia aveva un titolo molto interessante che ha suscitato l'interesse mio e di diversi amici: Niente brevetti software in Europa. Incuriosito sono corso ad informarmi meglio e mi sono fatto anche un'idea della situazione.

Tutto nasce da una chiarificazione data dalla Commissione europea sul tema della brevettabilità del software a fronte di un'interrogazione fatta dal parlamentare europeo del PSE Adam Gierek.Gierek nella sua interrogazione fa riferimento alla bocciatura, da parte del Parlamento europeo, della giurisprudenza dell'Ufficio europeo dei brevetti (UEB) che permette la brevettabilità del software. Egli esprime preoccupazione riguardo le prassi dell'UEB che, nonostante la presa di posizione del Parlamento europeo, continua a concedere brevetti per soluzioni non brevettabili (quali quelle software) nel quadro della legislazione vigente e conclude chiedendo conferma alla Commissione se la sua posizione prevede ancora che la giurisprudenza dell'EUB possa essere applicata ai brevetti comunitari.

La risposta della Commissione chiarisce alcuni punti importanti. Innanzitutto afferma che l'Ufficio europeo brevetti (UEB) non è un organismo comunitario e che la proposta di legislazione della Commissione sui brevetti non intende emendare la struttura del sistema europeo dei brevetti. In particolare puntualizza che il processo che precede la concessione del brevetto potrebbe essere gestito in linea di principio dall'UEB, mentre il processo successivo alla sua concessione dovrebbe essere regolato dalla legislazione comunitaria sui brevetti.

La commissione aggiunge anche che l'UEB dovrebbe applicare ed essere soggetto alla nuova legislazione comunitaria nel rispetto del brevetto comunitario e conferma che, in base alla regolamentazione sui brevetti comunitari, i brevetti concessi per soluzioni non brevettabili come quelle software possono essere invalidati attraverso un procedimento giuridico.

Un po' di analisi.

La commissione afferma che il software non è brevettabile, ma questo, dopo la bocciatura del Parlamento europeo, lo sapevamo già.

I brevetti vengono concessi e gestiti da un ente non comunitario, quindi privato. Questo ente, in quanto tale, agisce con regole proprie guidate da principi di "mercato", ma dovrebbe farlo nel rispetto della normativa comunitaria.

Il punto è: cosa succede se questo ente contravviene alle suddette norme?

La commissione non ne parla, dice solo che i brevetti concessi illegalmente possono essere invalidati attraverso un procedimento giuridico e non fa riferimento ad eventuali ed auspicabili sanzioni a fronte di comportamenti non consentiti dalla giurisprudenza comunitaria.

Ora, se i soggetti che normalmente richiedono brevetti sono in grado di sostenere i costi che ne derivano, questo non è vero per i soggetti che i brevetti li "subiscono", in genere piccole e medie imprese che non sono economicamente in grado di aprire una vertenza con l'UEB per richiedere l'annullamento di un brevetto concesso illegalmente e che per sopravvivere si troverebbero costretti a pagare i diritti a chi ha registrato il brevetto stesso.

Penso quindi che, se non prevista, l'introduzione di sanzioni ai danni dell'UEB a fronte di comportamenti contrari a quanto previsto dalla comunità europea, sia l'argomento centrale e forse l'unico valido per contrastare il proliferare di brevetti concessi illegalmente su soluzioni per le quali la brevettabilità non è consentita dalla giurisprudenza comunitaria.

In mancanza di questo elemento fondamentale ci troveremmo in una situazione di illegalità a solo vantaggio dell'EUB e delle multinazionali del software.

Ferma restando la mia netta convinzione che la libera circolazione dei saperi sia la strada da percorrere e l'obiettivo da raggiungere, anche da un punto di vista capitalistico/liberista non si riesce ad intravedere quale sia il vantaggio per l'Unione Europea nel tollerare la registrazione di brevetti illegali di fatto invalidabili a quasi esclusivo vantaggio delle multinazionali (per la maggior parte extracomunitarie) e a solo danno delle aziende europee, prevalentemente piccole e medie imprese non in grado di contrastare la potenza economica delle multinazionali del software.

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28 aprile 2006

Meno matematica e più sociologia

Dopo anni che sostengo che il mio lavoro di consulente nei servizi informatici richiede almeno per metà delle buone competenze socio-psicologiche, finalmente trovo qualcuno che lo mette nero su bianco come io non avrei saputo fare.
Riporto la conclusione dell'articolo di Alessio Porcacchia pubblicato su Punto Informatico di oggi:
"Oggi l'informatica diventa sempre meno matematica e più sociologia. Il consulente IT prima di essere informatico diventa un parser per l'interfaccia umana che si trova nell'ufficio accanto.
Mi chiedo e vi chiedo se era questo che 15 anni fa noi informatici ci aspettavamo."
Quindici anni fa facevo altro e non saprei dire, ma cinque anni dopo, quando ho cominciato a fare questo mestiere, posso dire tranquillamente che non me l'aspettavo, anche se ho capito quasi subito che sarebbe andata così.

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08 settembre 2005

Teorizzazione sulla produttività lavorativa individuale

Non la metto sul politico perchè da un lato potrebbe risultare scontato e dall'altro troppo facile e banale. Lavorare meno, lavorare tutti. Sacrosanto.
Ma voglio fare una lettura da un altro punto di vista. Ed è vero e sacrosanto anche quello che sto per dire.
Tutti coloro per cui lavoro sono soddisfatti di quello che faccio. Sono soddisfatti di come mando avanti le attività, faccio le cose bene e nei tempi previsti.
Fin qui tutto a posto, non c'è nulla di strano.
La cosa particolare è che il tempo che mediamente dedico alle attività prettamente lavorative quando sono in ufficio credo che difficilmente superi il 60 percento del totale.
Ora, quello che mi chiedo è: perchè non mi permettono di stare il 40 percento in meno del tempo in ufficio anzichè costringermi a star qui a fare altro?
Rivendico le mie tre ore di vita quotidiane!

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08 gennaio 2005

Emigro...

Ebbene sì, alla fine Zot ha deciso e dopo mesi passati nella paziente attesa che la situazione dei blog di Excite migliorasse si trasferisce su iobloggo.com. Zot è molto affezionato ad Excite e non avrebbe mai voluto lasciarlo, ma il fatto che per Excite i blog non abbiano alcuna importanza è fin troppo evidente, con tutto ciò che ne consegue..

Quindi da adesso in poi Zot lo trovate qui:

http://zot.iobloggo.com


Aggiornate i bookmarks!!

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22 settembre 2004

Estetica del coatto romano

C'ho fatto caso solamente ieri.
No, non è vero.. Sto dicendo una bugia. L'avevo notato da un po' di tempo, ma preso da ombelichi, canottierine, jeans a vita bassa, non avevo mai approfondito.
Ieri finalmente, mentre stavo pagando il pranzo alla cassa della tavola calda q-eight sulla Tiburtina, due neuroni si sono toccati, la scintilla è schioccata ed ora è tutto più chiaro.
Ora sono consapevole che il coatto va in giro equipaggiato di occhiale da sole - modello aderente e aerodinamico, possibilmente a specchio - non dove il suo utilizzo funzionale avrebbe una ragion d'essere, ma sulla fronte, poggiato sulle sopracciglia! Mentre mangiavo ho provato ad astrarre la mente dalla realtà e mi sono messo ad osservarne uno: avevo di fronte a me un bipede a quattro occhi, due sopra e due sotto, quelli sopra protetti da sfavillanti lenti riflettenti.
La mia ricerca sulle tendenze coatte a Roma (ma forse anche nel resto d'Italia) continua. Stamattina mentre ero al bar a fare colazione, un'altra illuminazione: le sopracciglia finemente curate immagino attraverso l'uso di pinzette probabilmente dietro compenso, da un'abile estetista. Suppongo il coatto medio pratichi questa curiosa forma di depilazione facciale per rendere il viso più attraente..
Eppoi la camicia con il colletto che arriva fino alla base dei lobi delle orecchie.
Chi ha capelli porta il codino, chi ne ha di meno sfoggia una pettinatura paracula con gelatina, chi infine è stato colpito da prematura calvizie porta il capello rasato a zero. Mi sono sempre chiesto dove trovano tutte le mattine la forza ed il coraggio di farsi la barba in testa!

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28 maggio 2004

Morta(cc)i vostri!

Ieri sera mi ero ormai sdraiato sul futon pronto per prendere sonno, quando implacabile è arrivata l'ispirazione.

L'ispirazione non può essere trascurata, bisogna curarla, assecondarla, carezzarla.
Il problema è che lei prima di arrivare non avvisa quasi mai, e quando lo fa i suoi segnali sono quasi impercettibili. Quando poi, oltre a non avvisare, arriva anche in piena notte la situazione deve essere gestita con particolare attenzione.
Erano ormai le due di notte abbondanti e, preso il coraggio a due mani, decido di assecondarla: mi sono alzato. Acceso il monitor mi sono messo a scrivere delle mie vicissitudini bancarie alle prese con il mutuo ed alle tre, placato l'impeto ispiratore, salvo la bozza e mi corico esausto col proposito di pubblicare l'intervento durante la giornata di oggi.
Pausa pranzo. Approfitto della calma apparente che mi circonda e mi metto a pubblicare il mio splendido intervento.
Pubblico ma mi accorgo che c'è un errore. Vado in aggiornamento e sistemo quello che c'è da sistemare. Pubblico di nuovo, vado sul blog per vedere se è tutto a posto e... l'intervento è sparito, non c'è più, scomparso nei meandri dei server di Excite. S'intitolava "Mutuo Soccorso".

Sempre con la massima simpatia, s'intende...

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05 gennaio 2004

Che bel calduccio!

Rientro a casa verso le quattro del pomeriggio, dopo aver passato una mattinata in giro ed un pranzo a casa dell'amico.

Un piacevole ed insolito tepore mi accoglie sulla soglia. Uno strano rumore, che mi pareva di aver già sentito mentre uscivo, attira la mia attenzione. In un primo momento penso provenga dal piano di sotto, una lavatrice forse. Mi immergo sempre più nella mia casa, il tepore si fa sempre più intenso, il rumore più vicino. Forse la lavatrice è la mia.. Ma no, è impossibile, la lavatrice l'ho fatta ieri sera, ne sono sicuro! Entro in bagno: cazzo, mi sono dimenticato il caldo bagno De Longhi acceso!!
Sarà contenta l'AceaElectrabel che - blackout a parte - con tanta cura distribuisce l'energia elettrica nella mia casa e con altrettanta solerzia - senza alcun blackout, purtroppo - presenta puntuale il conto ogni due mesi.
A proposito, Acea sta per Azienda Comunale Energia e Ambiente, il comune è quello di Roma. Electrabel, invece, è l'azienda che gestisce l'energia elettrica in Belgio. Acea nasce all'inizio del secolo come azienda municipale del comune di Roma e si sviluppa come tale fino al 1998, utilizzando i soldi di tutti noi. Poi viene privatizzata e da un anno a questa parte i Belgi si sono comprati parte di quello che era stato costruito con i soldi del comune di Roma, che poi sono quelli delle tasse pagate dai nostri genitori e da tutti noi.
Rifletto: il mio stipendo è sempre lo stesso, le tasse che pago sono sempre di più, l'euro vale più del dollaro, le tariffe dell'energia elettrica - prodotta per la maggior parte con il petrolio che viene pagato in dollari - sono rimaste le stesse. Mi chiedo dove sia il vantaggio per la collettività.
Ah giusto, che stupido che sono! Non ci deve essere vantaggio per la collettività, il guadagno deve essere per gli azionisti che si spartiscono i dividendi sui quali non pagano le tasse!

Non voglio essere noioso, la carne al fuoco è tanta e per consolarmi mi sono fatto una bella torta di mele. Ma mi sa che ho esagerato un po' con la cannella: l'odore arriva fino in bagno!

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01 gennaio 2004

Sogni per il duemilaquattro

Sogno che la pace e l'uguaglianza facciano i primi passi per un nuovo mondo possibile.

Sogno che il tempo diventi nostro amico e non qualcosa a cui correre dietro.

Sogno che le persone siano il centro delle nostre esistenze.

Sogno che i desideri segnino la strada delle nostre vite.

Sogno che tutte e tutti si impegnino per trasformare tutto questo in realtà.

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28 ottobre 2003

Architettura

Sono ormai tre anni che lavoro da questo cliente. Passo molte ore della mia vita in questo palazzo in pieno centro di Roma. Ora hanno deciso che tutto si trasferirà sulla via Tiburtina, nei pressi del Grande Raccordo Anulare. Ma io mi sono affezionato a questo luogo, a questo edificio progettato e costruito con un inconfondibile stile fascista.
Non amo l'architettura fascista, ma mi sono affezionato. Trombe delle scale larghe, portoni sproporzionatamente alti, troppo marmo ovunque e le pareti decorate con mosaici composti di tesserine quadrate tutte delle stesso colore che mi ricordano tanto le colonne del portico dell'oratorio dove ho passato la fanciullezza.
Ma adesso che ci penso mi rendo conto che per lunghi periodi della mia vita molta parte delle mie giornate si è svolta in edifici costruiti nel periodo fascista. Scherzi del destino!
Cinque anni all'Istituto tecnico, nei pressi del Foro Italico.
Un edificio in mattoni rossi che si sviluppa prevalentemente in lunghezza. Un lungo serpentone che nasce ai margini del Tevere e che si perde tra le abitazioni nei pressi di Ponte Milvio. Per anni le lezioni si sono svolte in una parte dell'edificio che veniva chiamata ex-GIL. Quando chiedemmo le origini di quello strano nome a chi lavorava in quella scuola da molto tempo ci venne raccontato che fino a non molti anni prima, nella parte di edificio che si affaccia sul lungotevere, erano sopravvissuti alcuni uffici della Gioventù Italiana del Littorio.
Un pezzetto di burocrazia fascista sopravvissuta chissà come alle lente ed inefficienti pastoie della prima Repubblica e che negli anni settanta fu fortunatamente spazzata via dalle lotte degli studenti, stanchi di dover fare i doppi turni per mancanza di aule pur sapendo che c'era tanto spazio occupato da un'ente statale che non esisteva più da ormai 30 anni.

Anche lì, trombe delle scale larghe e.. un po' di anni di meno!

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16 settembre 2003

La velocità è contagiosa

I pensieri sfrecciano, come un auto a tutta velocità.
Percorrevo la mia razione quotidiana di chilometri sul GRA. Corsia di sorpasso, l'occhio cade sul tachimetro: 130 chilometri orari. Strano, quel tratto di strada in genere non l'ho mai percorso a meno di 150 km/h.
Indosso le cinture di sicurezza per non rompermi la faccia sull'airbag o - peggio - sul parabrezza, guido con prudenza perchè lo ritengo giusto, ma il mio sguardo è proteso in avanti e non al contachilometri.. Eppure guido ad una velocità decisamente inferiore al mio solito, ma se non avessi guardato il tachimetro non me ne sarei neppure accorto.. Evidentemente la mia andatura si adattava perfettamente al contesto circostante al punto di non farmi accorgere che era decisamente inusuale.
Mi guardo attorno e trovo conferma della mia ipotesi: non sono solo io ad andare più piano del solito, ma anche gli altri!
Il dubbio sorge spontaneo.. che la velocità in auto, come tanti altri comportamentei umani, sia soggetta ad un'inconsapevole conformismo?

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16 maggio 2003

Interstizi temporali

Con molta probabilità sto attraversando un periodo di iperattività e non voglio farmi sfuggire la possibilità di accondiscendere gli innumerevoli stimoli che la quotidiana esistenza mi offre.
Il bello - anzi il brutto - è che il tempo a disposizione per soddisfare questi stimoli, tolto il sonno ed il lavoro, è veramente poco.
Ed è proprio quando mi rendo conto che il tempo è troppo poco che comincio ad infilarmi negli interstizi temporali.
L'interstizio temporale, acrobazia linguistica che mi permetto di prendere in prestito dal mio amico Sergio, è l'intervallo di tempo apparentemente inutilizzabile che con un po' di ingegno e forse di masochismo, si sottrae allo spreco sfruttando la splendida capacità dell'essere umano di compiere più azioni nella stessa unità di tempo.
Gli interstizi di tempo più utilizzati sono quelli che si creano mentre ci si trova in macchina in mezzo al traffico. Quale posto migliore della cara scatola di latta con le ruote per godere ed esplorare la musica? Cosa c'è di meglio di sbrigare le più disparate faccende burocratiche e di relazione al telefono mentre si impreca all'ennesimo ingorgo imprevisto che a posteriori si rivelerà del tutto inspiegabile? Vogliamo parlare dei preziosissimi cinque minuti che intercorrono tra una riunione e l'altra in ufficio passati a navigare in Internet? Quante cose si possono fare infilandosi nell'interstizio temporale con muose e tastiera sotto braccio!

L'interstizio temporale è insomma la palestra che rende la mente snella ed agile a dispetto di un corpo che spesso non riesce ad esserlo. Ma è anche la conferma della maggiore propensione umana ad adattarsi al contesto piuttosto che a cambiarlo.

L'uso dell'interstizio temporale si rende necessario per sopravvivere alla vita frenetica imposta dalla società. E allora perchè non impiegare forze e risorse per cambiare la vita? Ma anche quando la consapevolezza di tutto questo è raggiunta e la nostra esistenza è protesa nel tentativo di cambiare la vita ecco che ci si sorprende, quasi inconsapevolmente, ad infilarsi in un'altro interstizio.. e allora tutti a dieta!

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